6) Gorgia. Del Non essere o Della natura.
Il trattato di Gorgia Del Non essere o Della natura  uno dei
testi filosofici pi famosi dell'antichit. Essendo andato perduto
l'originale, proponiamo la lettura di alcune parti dalla versione
di Sesto Empirico, la pi completa fra quelle che ci sono
pervenute.
Fr 82 B 3 DK (Sesto Empirico, Contro i matematici, settimo, 65-87)
(vedi manuale pagina 56-57).
1   (65) Gorgia da Leontini fu anche lui del gruppo di coloro che
escludono una norma assoluta di giudizio; non per per le stesse
obbiezioni che muoveva Protagora e la sua scuola. Infatti nel suo
libro intitolato Del Non essere o Della natura egli pone tre
capisaldi, l'uno conseguente all'altro: 1) nulla esiste; 2) se
anche alcunch esiste, non  comprensibile all'uomo; 3) se pure 
comprensibile,  per certo incomunicabile e inspiegabile agli
altri.
2   (66) Che nulla esiste, lo argomenta in questo modo: ammesso
che qualcosa esista, esiste soltanto o ci che  o ci che non ,
ovvero esistono insieme e ci che  e ci che non . Ma n esiste
ci che , come dimostrer, n ci che non , come ci confermer;
n infine, come anche ci spiegher, l'essere e il non essere
insieme. Dunque, nulla esiste. (67) E invero, il non essere non ;
perch, supposto che il non essere sia, esso insieme sar e non
sar; ch in quanto  concepito come non essere, non sar, ma in
quanto esiste come non esistente, a sua volta esister; ora, 
assolutamente assurdo che una cosa insieme sia e non sia; e
dunque, il non essere non . E del resto, ammesso che il non
essere sia, l'essere non esister pi; perch si tratta di cose
contrarie tra loro; sicch se del non essere si predica l'essere,
dell'essere si predicher il non essere. E poich l'essere in
nessun modo pu non essere, cos neppure esister il non essere.
3   (68) Ma neppure esiste l'essere. Perch se l'essere esiste, 
o eterno o generato, oppure  insieme eterno e generato; ma esso
non  n eterno, n generato, n l'uno e l'altro insieme come
dimostreremo; dunque l'essere non esiste. Perch se l'essere 
eterno (cominciamo da questo punto), non ha alcun principio. (69)
Poich ha un principio tutto ci che nasce; ma l'eterno, essendo
per definizione ingenerato, non ha avuto principio. E non avendo
principio,  illimitato. E se  illimitato, non  in alcun luogo.
Perch se  in qualche luogo, ci in cui esso ,  cosa distinta
da esso; e cos l'essere non sar pi illimitato, ove sia
contenuto in alcunch; perch il contenente  maggiore del
contenuto, mentre nulla pu esser maggiore dell'illimitato; dunque
l'illimitato non  in alcun luogo. (70) E neppure  contenuto in
se stesso. Perch allora sarebbero la stessa cosa il contenente e
il contenuto, e l'essere diventerebbe duplice, cio luogo e corpo;
essendo il contenente, luogo, e il contenuto, corpo. Ma questo 
assurdo. Dunque l'essere non  neppure in se stesso. Sicch se
l'essere  eterno,  illimitato; se  illimitato, non  in alcun
luogo; e se non  in alcun luogo, non esiste. Ammessa dunque
l'eternit dell'essere, si conclude all'inesistenza assoluta.
4   (71) Ma neppure pu esser nato l'essere. Perch se  nato, o 
nato dall'essere, o dal non essere. Ma non pu esser nato
dall'essere; perch in quanto  essere, non  mai nato, ma di gi
; n pu esser nato dal non essere, perch ci che non , neppure
pu generare alcunch, per la ragione che il generante deve di
necessit partecipare di una qualche esistenza. Sicch l'essere
non  neppur generato. (72) Analogamente, neppure pu esser l'uno
e l'altro, cio eterno e generato insieme; perch questi termini
si escludono a vicenda; e se l'essere  eterno, non  nato; e se 
nato, non  eterno. E dunque, se l'essere non  n eterno, n
generato, n ambedue insieme, l'essere non pu esistere. (73)
D'altronde, se , o  uno, o  molteplice: ma non  n uno n
molteplice, come si dimostrer; dunque l'essere non . Perch,
dato che sia uno, dev'essere comunque o quantit o continuit; o
grandezza, o corpo. Ma allora, qualunque esso sia di queste cose,
non  pi uno: perch se  quantit si divider, se  estensione
si scinder. Similmente, concepito come grandezza sar divisibile;
se poi come corpo, sar triplice: che avr lunghezza, larghezza e
altezza. D'altra parte  assurdo affermare che l'essere non sia
nessuna di queste propriet; dunque l'essere non  uno. (74) Ma
neppure  molteplice: perch se non  uno, neppure pu essere pi,
dato che la pluralit  somma di singole unit; per cui, escluso
l'uno,  escluso anche il molteplice. Resta cos dimostrato che n
l'essere, n il non essere esistono.
5   (75) Che poi neppure esistano ambedue [l'Essere e il Non-
essere] insieme,  facile a dedursi. Perch ammesso che esista
tanto l'essere che il non essere, il non essere s'identificher
con l'essere, per ci che riguarda l'esistenza; e perci, nessuno
dei due . Infatti, che il non essere non ,  gi convenuto; ora
si ammette che l'essere  sostanzialmente lo stesso che il non
essere; dunque, anche l'essere non sar. (76) E per vero, ammesso
che l'essere sia lo stesso che il non essere, non  possibile che
ambedue esistano; perch se sono due, non sono lo stesso; e se
sono lo stesso, non sono due. Donde segue che nulla . Perch se
l'essere non , n  il non essere, n sono ambedue insieme, n,
oltre queste, si pu concepire altra possibilit, si deve
concludere che nulla .
6   (77) Passiamo ora a dimostrare che, se anche alcunch sia,
esso , per l'uomo, inconoscibile e inconcepibile. Se infatti,
come dice Gorgia, le cose pensate non sono esistenti, ci che
esiste non  pensato. Questo  logico; per esempio, se di cose
pensate si pu predicar la bianchezza, ne segue che di cose
bianche si pu predicare la pensabilit; e analogamente, se delle
cose pensate si predica l'inesistenza, delle cose esistenti si
deve necessariamente predicare l'impensabilit. (78) Per il che, 
giusta e conseguente la deduzione, che se il pensato non esiste,
ci che  non  pensato. E invero, le cose pensate (rifacciamoci
di qui) non esistono, come dimostreremo; dunque, l'essere non 
pensato. Che le cose pensate non esistano,  evidente: (79)
infatti, se il pensato esiste, allora tutte le cose pensate
esistono, comunque le si pensino; ci che  contrario
all'esperienza: perch non  vero che, se uno pensa un uomo che
voli, o dei carri che corran sul mare, subito un uomo si mette a
volare, o dei carri a correr sul mare. Pertanto il pensato non
esiste. (80) Inoltre, se si ammette che il pensato esiste, si deve
anche ammettere che l'inesistente non pu esser pensato; perch i
contrari hanno predicati contrari; e il contrario dell'essere  il
non essere. E perci in via assoluta, se dell'esistente si predica
l'esser pensato, dell'inesistente si deve predicare il non esser
pensato. Il che  assurdo, perch per esempio e Scilla e Chimera e
molte altre cose inesistenti sono pensate. E dunque, ci che
esiste non  pensato. (81) E come, ci che si vede, in tanto si
dice visibile, in quanto si vede; e quel che si ode, in tanto si
dice udibile, in quanto si ode; n noi respingiamo le cose
visibili pel fatto che non si odano, n ripudiamo le udibili pel
fatto che non si vedano (ch ciascuna dev'esser giudicata dal
senso che le corrisponde, non da un altro), cos anche le cose
pensate, se pur non si vedano con la vista n si odano con
l'udito, esisteranno, in quanto sono concepite dall'organo di
giudizio che  proprio di esse. (82) Se dunque uno pensa dei carri
che corran sul mare, anche se non li vede, deve credere che ci
siano carri che corron sul mare. Ma questa  un'assurdit; dunque
l'esistente n si pensa, n si comprende.
7   (83) Ma se anche si potesse comprendere, sarebbe
incomunicabile agli altri. Posto infatti che le cose esistenti
siano visibili e udibili, e, in genere, sensibili, quante almeno
sono oggetti esterni a noi; e di esse, le visibili sono
percepibili per mezzo della vista, e le udibili per l'udito e non
scambievolmente, come dunque si potranno esprimere a un altro?
(84) Poich il mezzo con cui ci esprimiamo  la parola; e la
parola non  l'oggetto, ci che  realmente; non dunque realt
esistente noi esprimiamo al nostro vicino, ma solo parola, che 
altro dall'oggetto. Al modo stesso dunque che il visibile non pu
divenire udibile e viceversa, cos l'essere, in quanto  oggetto
esterno a noi, non pu diventar la nostra parola. (85) E non
essendo parola, non potr esser manifestato ad altri. Perch la
parola, dice Gorgia,  l'espressione dell'azione che su noi
esercitano i fatti esterni, cio a dire le cose sensibili; per
esempio, dal contatto col sapore, ha origine in noi la parola
conforme a questa qualit; e dall'incontro col colore, la parola
conforme al colore. Posto questo, ne viene che non gi la parola
spiega il dato esterno, ma il dato esterno d significato alla
parola. (86) E neppure  possibile dire che, a quel modo che
esistono oggettivamente le cose visibili e le udibili, cos esista
anche il linguaggio; sicch, esistendo anch'esso come oggetto,
abbia la propriet di significare la realt oggettiva. Perch,
ammesso pure che la parola sia oggetto, egli dice, tuttavia
differisce dagli altri oggetti; e soprattutto differiscono, dalle
parole, i corpi visibili; perch altro  l'organo, con cui si
percepisce il visibile, ed altro quello, con cui si apprende la
parola. Pertanto, la parola non pu esprimere la massima parte
degli oggetti, cos come neppure questi possono rivelare l'uno la
natura dell'altro. (87) Di fronte a tali quesiti insolubili,
sollevati da Gorgia, sparisce, per quanto li concerne, il criterio
della verit; perch dell'inesistente, dell'inconoscibile,
dell'inesprimibile non c' possibilit di giudizio

 (I Presocratici, Laterza, Bari, 1990 4, pagine 916-920)

